GIURISPRUDENZA

T.A.R. Roma, (Lazio), sez. I, 09/06/2011, n. 5161 – Parti: Soc. S.I.   C.  Autorità garante concorrenza e mercato    Fonti: Foro amm. TAR 2011, 6, 1975 (s.m)
Nel caso di beni “confezionati su misura o chiaramente personalizzati”, l’esclusione del diritto di recesso si riferisce ai contratti a distanza, non a quelli negoziati fuori dai locali commerciali e alle vendite a domicilio. La ratio della limitazione ai soli contratti a distanza dell’esclusione del diritto di recesso deve ravvisarsi nella diversa condizione in cui si trova il consumatore, che qui non è soggetto ad alcuna pressione o condizionamento di tipo psicologico, per l’assenza fisica del professionista o di suo incaricato. Egli è, quindi, in migliori condizioni di effettiva, piena libertà di valutazione e scelta, onde farsi carico, senza possibilità di ripensamento, delle conseguenze relative alla decisione di acquisto.

 

Corte giustizia UE, sez. IV, 15/04/2010, n. 511 – Parti: Soc. Handelgesellschaft  C.  Verbraucherzentrale   Fonti: Riv. dir. comm. 2012, 1, 59 (s.m.) (nota di: MIGLIACCIO)

L’art. 6 n. 1 comma 1 seconda frase e 2 della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 20 maggio 1997 n. 97/7/Ce, riguardante la protezione dei consumatori in materia di contratti a distanza, deve essere interpretato nel senso che esso osta ad una normativa nazionale che consente al fornitore, nell’ambito di un contratto concluso a distanza, di addebitare le spese di consegna dei beni al consumatore qualora questi eserciti il suo diritto di recesso.

Contrasta con l’art. 6 commi 1 seconda frase e 2 della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 20 maggio 1997 n. 97/7/Ce, riguardante la protezione dei consumatori in materia di contratti a distanza, una normativa nazionale che consente al fornitore, nell’ambito di un contratto concluso a distanza, di addebitare le spese di consegna dei beni al consumatore qualora questi eserciti il suo diritto di recesso.

 

Corte giustizia UE, sez. I, 03/09/2009, n. 489 – Messner  C.  Krueger - Guida al diritto 2009, 40, 103 (s.m.) (nota di: PIZZOLANTE)

L’art. 6, par. 1, secondo periodo, e 2, della direttiva n. 97/7/Ce del Parlamento europeo e del Consiglio del 20 maggio 1997, riguardante la protezione dei consumatori in materia di contratti a distanza, deve essere interpretato nel senso che unconsumatore che esercita il diritto di recesso da un contratto concluso a distanza non è obbligato, in generale, a indennizzare il venditore per l’uso della merce acquistata. Ciò non impedisce che in determinate circostanze il consumatore possa essere tenuto a pagare un compenso per l’utilizzo dei beni acquistati di cui ha fatto uso in modo incompatibile con taluni principi di diritto civile, quali quelli della buona fede o dell’arricchimento senza causa. Si deve ammettere, infatti, che una normativa nazionale, in caso di recesso del consumatore entro il termine, possa prevedere un’indennità per l’uso del bene di consumo fornito soprattutto quando essa non pregiudichi nella sostanza il fine della direttiva ovvero l’efficacia e l’effettività del diritto di recesso, rientrando tale competenza nel margine di discrezionalità degli Stati membri.

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